Più verde di così… c’è il blu della Mercorella!

Un’erba alimurgica con varie proprietà e la curiosità di tingere di blu, si incontra nei terreni smossi, sui muri con un po’ di ristagno, ovunque. Forse non da tutti conosciuta, ma vista sicuramente

“Quando ami stupire, e vuoi stupire piccoli e grandi, allora usa la Mercorella”. Questa frase mi è tornata in mente per questo articolo sulla neonata rivista “Blu”, per parlare di un vegetale, pianta, frutto, bacca o altro, che avesse questa coloritura, blu allora, che vi racconterò adesso come in un noir… con la sorpresa alla fine.

Tornando alla memoria delle memorie, ascoltata dalla ruvida voce (sempre cara) della mia nonna paterna in quel di Montalto Uffugo, che sia vero quel proverbio africano …che “quando muore un anziano brucia una biblioteca” (Amadou Hampatè Ba). Mah! Stupire, del resto, è vezzo da cuoco, e molti colleghi prendono alla lettera l’espressione: anche l’occhio vuole la sua parte. E così ci “ubriacano” di macchie, striature, semini ignoti… ma questa è un’altra storia.

Si, la Mercorella (Mercurialis Annua) dunque. Come cuoco Alimurgico, la incontrai tardi in cucina, poche foglie lessate come gli spinaci. D’uso soprattutto al centro-nord. Sapore per niente notevole, essendo anche tossica, anche se quasi niente dopo cottura. Più importante lo è per le sue proprietà salutistiche. Queste regalateci da Mercurio (da cui il nome) dio greco, che ce ne elargì la conoscenza. Il suo infuso, istillato nell’orecchio per le sordità (e qui scomodiamo Ippocrate) sia perché è una pianta galattofuga, cioè blocca o rallenta la produzione di latte materno. Infine, in piccole e dosatissime dosi, è diarroica, emolliente delle feci dure.

Nella cultura contadina, la sua presenza in vigna porta ad un cattivo vino. La si incontra nei terreni smossi, sui muri con un po’ di ristagno, ovunque. Foglie seghettate, di un verde tenero tenero. Nessuno di noi può affermare di non averla vista, forse non conosciuta, ma vista sicuramente.

Ma il Blu? Un attimo! Le piante in generale tutte, ci narrano un presente che è passato per le sue fibre (cotone, lino, ortica, abbiamo volato con ali di stoffa e colla), il loro gusto (carciofo, spinacio), il loro sapore (alimo, asparago), la loro essenza (legno per mobili, traversine per treni), i loro profumi (sandalo, rosa), gli oli essenziali, la farmaceutica (il salice con l’acido acetilsalicilico) la cultura (i libri, i papiri), i coloranti (robbia, cassia, hennè indaco) e tanto, forse tutto altro.

Con la chimica fine, ce ne siamo finalmente allontanati, ne siamo orgogliosi. Un po’ meno per quelli che chiamiamo “effetti collaterali”. Neanche li descrivo. In questo momento ne soffro io stesso. È la modernità!
Quando Isaac Newton si interessò di questa pianta, lo fece all’interno della sua ricerca botanica chimica sui coloranti. Rimase stupito, dello stesso stupore che ebbi quando nonna, in uno dei suoi rari momenti d’allegrezza, staccando la Mercorella dal terreno presso l’uscio, la immerse in una bacinella d’acqua… Sotto i miei occhi (ma provateci da soli) l’acqua divenne di un blu intenso… Certo nulla di magico, colpevole di ciò è l’Ermidina, un alcaloide, che ossidandosi produce il delizioso fenomeno. Dura poco, poi diventa gialla. E così Newton, ed io non ne facemmo nulla. Resta lo stupore, per un fenomeno a costo zero, per l’allegrezza di mia nonna, e per dare qualcosa di blu a questa novella rivista.

IL MONDO SOTTO LA SUPERFICIE

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