Ogni colore corrisponde ad una data lunghezza d’onda e produrrebbe effetti che tante persone hanno ritenuto benefiche
La luce e i colori sono considerati un potente mezzo espressivo di comunicazione universale, veicolato da tre canali simbolici: Naturale (cielo, mare ecc.); Espressivo/psicologico/psicofisico (il colore dell’abbigliamento ecc.); Artificiale (colori imposti dalla società, dal gruppo ecc.). I risultati di certi studi dimostrano tuttavia come i nomi di fantasia siano molto più apprezzati rispetto ai nomi propri dei colori e lo specialista dei colori, il professor Pastoureau, precisa che “anche il nome del colore è colore. Forse addirittura l’elemento che condiziona con più forza i nostri gusti e le nostre scelte cromatiche ”.
Fatta questa precisione sull’importanza del linguaggio, bisogna dire che è difficile dimostrare scientificamente l’azione dei colori in ragion del fatto che sono ritenuti agire essenzialmente a livello energetico. Queste considerazioni piuttosto “esoteriche” sono anche relative all’esistenza all’intorno del nostro corpo di un campo magnetico chiamato “l’aura”, che sarebbe una specie di alone fotografabile secondo il metodo Kirlian, e sarebbe composto di radiazioni intorno al corpo variabili in funzione dello stato fisico-mentale o evenemenziale della persona.
Quando l’energia vitale circola male, oppure quando il nostro campo magnetico è perturbato, tutto ciò finirebbe per generare dei disturbi fisici o psichici che i colori utilizzati secondo diversi procedimenti in cromoterapia sono ritenuti atti a riequilibrare. Ogni colore corrisponde ad una data lunghezza d’onda e produrrebbe effetti che tante persone hanno ritenuto benefiche. Gli scienziati, però, non riescono a misurare l’impatto di questi interventi perché non esistono studi di controllo randomizzati ed evocano allora il denominato effetto “placebo”, cioè che la guarigione si realizza senza che si possano individuare delle cause osservabili.
Che i colori influenzino il funzionamento della nostra psiche, è invece cosa ben risaputa, ed il simbolismo che essi veicolano è assodato pur nelle sue variazioni da paese a paese, da civiltà a civiltà e da ceto sociale a ceto sociale. Certi inclinano al buon umore, altri lo dinamicizzano, altri ancora lo rilassano e così via. Tutte queste proprietà dei colori hanno da un canto spinto all’utilizzo dei colori in “cromoterapia” (vedi per esempio i lavori del dottor Agrapart), d’altro canto allo studio della ricerca di effetti sullo spettatore sia nel cinema (il cinema, infatti, utilizza i colori per descrivere emozioni e riuscire a coinvolgere lo spettatore alimentando alcune sensazioni) sia nel teatro, così perfezionando e complicando le teorie già presenti nel mondo della pittura e dell’arte plastica in genere (Cennini scrisse il suo trattato, Il Libro dell’arte, tra il 1390 ed il 1437).
Corollario di tutti questi studi è l’interesse pratico che l’impiego dei diversi colori ha nel campo del marketing, con le diverse risposte che i colori possono offrire ai diversi quesiti (come attirare l’attenzione del cliente, come creare una spinta favorevole o compulsiva all’acquisto, ecc.). Anche nell’arredamento di una casa, come di un ufficio o di un supermercato, lo studio dei colori ha delle ricadute pratiche.
Tra i tanti colori presenti nella natura, o che l’uomo è stato capace di produrre, il blu è certo quello che è più interessante e l’Italia intrattiene con esso un rapporto che lo specialista dei colori, il professor Pastureau, non esita a definire ambiguo ed ambivalente, perché non è stato apprezzato a lungo (non è neanche presente nella bandiera italiana), per poi diventare il colore preferito degli italiani dalla fine dell’800.
Il blu rappresenta la calma, l’onestà, la fiducia e la stabilità e quindi è più usato da aziende tecnologiche che hanno a che fare con i dati e nel settore finanziario, ma il blu è anche un colore che evoca il rilassamento e le comodità e lo si impiega dunque in strutture dedicate al benessere e alla salute. Nel cinema, dato che il blu è raramente negativo, viene normalmente utilizzato per rappresentare la calma, la serenità ed è pure associato alla fedeltà, alla lealtà: è generalmente il colore dei buoni, dei gentili, opposto al rosso dei cattivi. Può però essere anche il colore della tristezza e della malinconia, oppure dei sogni, nel caso del celeste.
Il blu, nelle sue molteplici sfumature, è considerato generalmente calmante, antidolorifico e antispasmodico. Calmerebbe i dolori e le nevralgie, allieverebbe i disturbi digestivi ed aiuterebbe a dormire, faciliterebbe la comunicazione ed aiuterebbe a sviluppare la creatività e l’immaginazione. L’indaco è considerato il colore della spiritualità, favorirebbe la meditazione, l’intuizione e la chiaroveggenza.
Senza dubbio la pietra per eccellenza che rappresenta il blu è il lapislazzuli : è conosciuto dalla più remota antichità ed è costituito da una concentrazione di lazurite più altri minerali accessori come la calcite che fanno variare il colore della gemma dal prevalente azzurro intenso al meno valorizzato celeste. L’utilizzo di questa gemma risale a più di 5000 anni prima della nostra era. Dal lapislazzuli si estraeva un pigmento in grado appunto di produrre il blu, ma gli antichi egizi erano anche riusciti a creare il “ blu egizio ” e lo utilizzavano come pittura murale per facilitare ai morti il passaggio all’altra vita.
Per quel che riguarda la cromoterapia, se il blu è il colore che simboleggia la calma, l’armonia e l’equilibrio emotivo e che aumenterebbe la sensibilità donando pace interiore, appagamento e quiete, esso è anche il colore tipico della depressione, della tristezza e dell’angoscia (come non ricordare in pittura il triste periodo blu di Picasso !). Da segnalare che se in passato per l’applicazione della cromoterapia si ricorreva a bagni di acqua colorata o pezze di tessuto, oggi la cromoterapia utilizza “bagni di luce filtrata”, generale o localizzata.
Questi approcci diversi della natura (e dell’uomo) risalgono a secoli addietro e anche gli alchimisti hanno avuto voce in capitolo poiché, in primo luogo, nelle loro concezioni sull’evoluzione dell’uomo, esiste una fase intermedia nel processo che va dal Nero al Bianco, la fase del Blu alchemico (sulla quale James Hillman, psicanalista sulla scia di Carl Gustave Jung, ha scritto un libro). Si tratta di una fase che in psicoterapia è considerata come ciò che resta di uno stato negativo nonostante la guarigione, e che deve restare in quanto esperienza, consapevolezza, accettazione del male ; in definitiva un “livido blu” dell’anima che permette all’“Albedo” di ricordarsi della “Nigredo”: il blu proteggerebbe dall’ingenuità. In secondo luogo fu Paracelso che trasse dalle concezioni dell’alchimia la medicina spagirica che tende alla comprensione olistica della vita al fine di accedere alla salute integrale dell’uomo nell’armonia perfetta tra microcosmo e macrocosmo, tra corpo fisico e spirituale.
Evidentemente i praticanti di tutte queste terapie avanzano i loro argomenti a favore e talvolta sono persone che hanno fatto degli studi avanzati in medicina convenzionale, ma che si sono convinti dell’utilità di queste medesime, almeno in quanto complemento, un apporto supplementare e, eventualmente, un’altra possibilità terapeutica. Lo stesso dottor Agrapart precisa che nel suo metodo di cromatoterapia l’impiego diretto dei colori su di una affezione tratta la malattia e non l’individuo nella sua globalità (come dovrebbero fare le terapie olistiche): solo la cromopuntura che rappresenta il connubio di due rimedi naturali (colori e punti di agopuntura) è suscettibile di esercitare un’azione globale sull’individuo.
In conclusione, un tempo ogni colore aveva un senso ideologico e religioso, il che dava adito ad aspre discussioni. Per esempio, San Bernardo non amava i colori, a parte il bianco, il colore di Dio, e tollerava i colori tetri come il marrone o il grigio; mentre nel contempo l’abate Suger, fondatore della famosa cattedrale di Saint-Denis, vantava i colori. Oggigiorno i colori sono piuttosto utilizzati nell’immenso mondo dei consumi, dal blu del rubinetto dell’acqua fredda, al blu delle bottiglie che si ritrovano sugli scaffali dei supermercati, senza dimenticare le saune moderne a infrarossi e tutte le docce cromoterapeutiche, le vasche da bagno cromoterapeutiche in vendita, fino alla celebre “pillola blu”, medicina della disfunzione sessuale ed emblema del consumismo sessuale.
