Il blu e la litoterapia, pratiche terapeutiche fin dall’antichità

Dell’impiego delle pietre tinte di blu a fini curativi si ha traccia fin dall’antichità e la dotta religiosa Ildegarda di Bingen la chiamava lapidoterapia già nell’anno Mille

Allo stato attuale delle conoscenze, gli scienziati non riescono a spiegare come mai una pietra, più o meno preziosa, incastonata in un medaglione possa aiutare qualcuno ad acquisire una maggiore fiducia in se stesso, oppure come un’altra pietra, dal colore più o meno chiaro o variegato, posta sotto il guanciale riesca a migliorare il sonno. Certo è che la litoterapia conosce uno sviluppo costante dall’epoca degli anni ’70 quando il movimento americano New-Age cominciò a diffondere l’interesse per tutto ciò che è spirituale e fuori norma (benché certi ritorni alle tradizioni antiche occidentali ed orientali fossero presenti), in sintonia con quello che in fisica veniva scoperto, cioè la realtà del mondo immateriale al quale ormai siamo abituati a confrontarci.

Oggigiorno c’è profusione di libri o di siti web che parlano di litoterapia o di cristalloterapia, pratiche terapeutiche di cui si ha traccia fin dall’antichità e che la dotta religiosa Ildegarda di Bingen chiamava lapidoterapia nell’anno Mille circa.

Molto nota in Francia, la litoterapia è poco nota e praticata in Italia. Essa è una mescolanza di antiche tradizioni (come nel Giappone il massaggio Amma) che impiegano pietre per i massaggi e la cromoterapia, cioè la cura tramite l’impiego dei colori. Gli scienziati non riescono a misurare l’impatto di questi interventi ed evocano allora il denominato effetto « placebo », cioè quando la guarigione si realizza senza che si possano individuare delle cause osservabili.

È difficile dimostrare scientificamente l’azione delle pietre e dei cristalli in ragion del fatto che sono ritenuti agire essenzialmente a livello energetico. Quest’azione è però in parte convalidata in ambito sanitario dalla progressiva accettazione dell’agopuntura, la cui efficacia è dovuta alla constatazione che il nostro organismo capta e veicola numerosi flussi energetici, i meridiani. A queste constatazioni si aggiungono le considerazioni piuttosto « esoteriche » avanzate dai litoterapeuti relative all’esistenza all’intorno del nostro corpo di un campo magnetico chiamato « l’aura », che sarebbe una specie di alone fotografabile secondo il metodo Kirlian, e sarebbe composto di radiazioni intorno al corpo variabili in funzione dello stato fisico-mentale o evenemenziale della persona.

Quando l’energia vitale circola male, oppure quando il nostro campo magnetico è perturbato, tutto ciò finirebbe per generare dei disturbi fisici o psichici che le pietre utilizzate in litoterapia sono ritenute atte a riequilibrare.

Il termine litoterapia viene dal greco. La litoterapia (talvolta si parla di cristalloterapia come sinonimo) utilizza le supposte proprietà delle pietre e dei cristalli per aiutare il processo di guarigione spesso ottenuto attraverso le convenzionali discipline mediche o psicologiche accademiche. Inoltre non bisogna dimenticare che l’utilizzo delle pietre, con le diverse declinazioni di colori, è sovente utilizzato come coadiuvante tanto nelle differenti pratiche culturali e religiose (aiuto nella meditazione, nel momento della preghiera, per esempio) quanto in altre pratiche terapeutiche parallele alla medicina allopatica (la lista è lunga – vedi i vari dizionari delle medicine alternative).

I colori dei cristalli e delle pietre hanno anche una considerevole importanza dato che possiedono la loro specifica radiazione. Senza dubbio la pietra per eccellenza che rappresenta il blu è il lapislazzuli di cui parleremo un po’ più in dettaglio, senza voler tuttavia offrire una guida all’utilizzo (dove comprarlo, come purificarlo o ricaricarlo, portarlo addosso o meno, suo impiego in un preparato di litoterapia dechelatrice o meno, ecc.) : il consiglio è di trovare un terapeuta la cui preparazione a livello mineralogico e non solo esoterico sia solida e la cui efficacità ed onestà siano largamente condivise, poiché i cialtroni non mancano e troppo sovente le spiegazioni date, variabili e contradditorie da un commerciante ad altro, servono solo a vendere e ad alimentare questo mercato fiorente (ci si può imbattere anche in oggetti che sembrano in quarzo ma sono fabbricati col vetro !).

Tornando al lapislazzuli, esso è conosciuto dalla più remota antichità ed è costituito da una concentrazione di lazurite più altri minerali accessori come la calcite che fanno variare il colore della gemma dal prevalente azzurro intenso al meno valorizzato celeste.

Il lapsilazzuli è ritenuto agire favorevolmente, nelle sue diverse applicazioni e nei suoi diversi preparati (in parallelo ai trattamenti medici abituali), su tutta la zona della gola, come tutte le pietre blu, ma anche contro la caduta dei capelli, contro le vertigini e gli stordimenti, contro le malattie o i disturbi della pelle in genere (dal prurito all’acne). Inoltre, tra le sue tante proprietà ci sarebbe quella di migliorare le capacità intellettive rendendo la mente più curiosa e reattiva.

L’utilizzo di questa gemma risale a più di 5000 anni prima della nostra era. Dal lapislazzuli si estraeva un pigmento in grado appunto di produrre il blu. Il costo era altissimo e le uniche miniere erano quelle dell’Afghanistan. Nelle remote civiltà, alla pietra ed al colore che ne veniva procurato, venivano soprattutto attribuite delle virtù apotropaiche, cioè delle capacità di tener lontano il malocchio e gli influssi maligni, ma gli antichi egizi lo utilizzavano pure per facilitare ai morti il passaggio all’altra vita, mentre, nelle varie civiltà, sommi sacerdoti e re hanno indossato il lapislazzuli come amuleto e come ornamento.

Attualmente, le pietre possono essere vendute sia allo stato grezzo, cioè semplicemente pulite dopo la loro estrazione, sia burattate, cioè lavorate per renderle lisce, oppure lavorate in gioielleria dando loro una forma specifica : a cabochon, cioè prive di sfaccettature, oppure a pallina, a sfera, ad uovo, a piramide o ad obelisco. Si entra allora nella sfera dell’influenza della forma sulla psiche umana grazie al simbolismo che l’individuo gli attribuisce consapevolmente o meno (per esempio, in genere la forma della piramide è considerata attirare le energie dall’alto verso il basso ; l’uovo è simbolo della Creazione e la sua energia è quindi ritenuta di rinnovamento e fertilità ; ecc.)

Il lapislazzuli è una pietra dura che fa parte delle cosiddette pietre semi-preziose o pietre fini. In questo gruppo di gemme meno rare spesso vengono prese in considerazione anche alcune pietre che hanno un’origine diversa come l’ambra, di origine vegetale, o il corallo, di origine animale.

Le altre pietre di colore blu che sono reputate agire sulla zona della gola sono piuttosto quelle di un azzurro che va verso il celeste come « il calcedonio ». Questa zona del corpo, secondo un’altra teoria non riconosciuta ufficialmente che ci viene dall’India, corrisponderebbe al livello del quinto « chakra », che si estende dal plesso faringeo alle ghiandole endocrine situate dietro la trachea e l’esofago.

Il lapislazulli, quando è del pregiato colore blu intenso, è associato a quello che è chiamato «chakra maestro», perché comanda tutti gli altri, cioè a quello del «terzo occhio», che permetterebbe di vedere fino alle più alte sfere e nell’invisibile e che è supposto trovarsi tra le soppracciglia (dunque connesso, fisicamente, all’ipofisi e all’ipotalamo).

Altre pietre, meno costose e di un blu tra l’indaco ed il turchino, sono «la sodalite», «l’azzurite» (da non confondere con la lazurite), «la celestite blu» e la «tormalina blu» ; un posto a parte hanno «la labradorite» che possiede riflessi blu e verdi ed infine «l’ossidiana blu», considerata benefica per chi desidererebbe effettuare delle esplorazioni sciamaniche come le «ricerche di visioni».

Tutte le pietre e i cristalli (qui ne enumeriamo un’infima parte) sono anche associate, nelle diverse discipline esoteriche, ai numeri (nella numerologia), ai pianeti e alle costellazioni (in astrologia), agli angeli (in angeleologia), ma le indicazioni sono talmente discordi tra gli autori, nonostante la loro condivisione di identiche teorie, che è inutile in questa sede accennare a un’associazione qualsiasi tra il blu, le pietre di colore blu o il lapislazzuli e un altro elemento di quelli sopra elencati.

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